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4 aprile 2008

CIRCUS MAXIMUS - 1st Chapter (2005)



Opera prima del quintetto progressive norvegese, 1st Chapter è chiaramente un buon debutto. Certo, l'originlità non abita propriamente da queste parti: Dream Theater (la peraltro valida Sin, lo strumentale Biosfear) e Symphony X (Glory of the empire - qualcuno ha detto "The Accolade"?), tra gli altri, fanno sentire pesantemente la loro influenza, probabilmente anche oltre quanto sarebbe lecito. Nonostante ciò, la band confeziona canzoni che funzionano, forte di una abilità tecnica più che adeguata e di un songwriting di livello che, se da un lato non riesce nell'integrazione degli immancabili riferimenti ai mostri sacri del genere in uno stile personale, dall'altro è decisamente sufficiente a far prevedere un futuro roseo per la band.

A colpire è la maturità con la quale i Circus Maximus si muovono all'interno di un genere complesso e per certi versi inflazionato come il progressive. Come già detto, 1st Chapter è infatti un album che funziona e il livello qualitativo si mantiene mediamente alto lungo tutti i quasi 70 minuti di durata. Da apprezzare è la ricerca di un equilibrio, raggiunto, tra approccio marcatamente progressive, che non può prescindere da fughe strumentali e contorsionismi compositivi, e immediatezza di base, di certo facilitata dall'ottimo cantato a tratti quasi di stampo AOR/hard rock del singer Michael Eriksen, sempre alla ricerca della melodia più che del virtuosismo fine a sè stesso.

Se la palese mancanza di originalità può a volte risultare quasi irritante, non si può comunque negare che l'album sia ricco di ottimi momenti: la già citata Glory of the empire è sì estremamente Symphony X sia nel sound che nel songwriting, ma resta una ottima canzone; l'orecchiabile Alive si imprime subito nella memoria, Silence from Angles Above è semplicemente splendida e la lunga 1st Chapter è un buon esempio di abilità compositiva, pur con i suoi continui rimandi ai DT.

In definitiva 1st Chapter è complessivamente un buon esordio per una band da tenere d'occhio. I pezzi sono infatti quasi tutti al loro posto, dall'abilità tecnica al cantante ispirato, senza dimenticare la citata capacità di trovare un punto di equilibrio tra anima progressive e orecchiabilità, da sempre considerata all'interno del genere come una sorta di quadratura del cerchio, tanto fondamentale quanto difficile da raggiungere. E' proprio questa caratteristica che fa ben sperare per il futuro. Se i Circus Maximus riusciranno nell'impresa di crearsi un sound personale, senza con questo perdere per strada il suddetto equilibrio compositivo, il progressive avrà guadagnato una grande band. Nel frattempo, questo album è comunque più che consigliato agli amanti del genere - il prog è pieno di straordinari strumentisti, un po' meno di gente in grado di scrivere canzoni che abbiano un senso, e i Circus Maximus questo lo sanno fare.



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