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21 novembre 2006

MUSE - Black Holes & Revelations (2006)



Siamo arrivati al quarto, e i Muse continuano a non sbagliare disco da... beh, da mai.
Diventati prima band-simbolo di un certo tipo di musica indie, con i seminali Showbiz e Origin of Symmetry, e poi vero e proprio fenomeno di massa con il successivo Absolution, i tre ragazzi originari del Devon sarebbero a questo punto da considerare completamente mainstream, non fosse per la sempre elevatissima qualità e originalità della loro proposta musicale, cosa questa che fa spesso a pugni con i grandi numeri di vendita.

Certo, i Muse sono ormai diventati una macchina perfetta, dal grandissimo mestiere, tant'è che la definizione di indie rock, se è vero che è più legata ad un concetto di come una band suona, piuttosto di che cosa suona, non gli si addice più. Black Holes & Revelations è infatti un album pulitissimo, in cui tutto suona divinamente, tutto è chirurgicamente al suo posto, la personalità, le idee, l'immediatezza... Dalla freddezza emozionante del crescendo della opener Take a Bow fino alla sfuriata heavy metal di Assassin, passando per le immediate e quasi ruffiane Starlight e Supermassive Black Hole e per un lento di impronta sessantiana come Soldier's Poem, tutto contribuisce a fare di quest'album una piccola gemma. Non un capolavoro, perchè indubbiamente i Muse di oggi suonano meno freschi e spontanei di come risultavano anni fa, ma d'altronde è vero che ormai la loro musica non costituisce più una sorpresa per nessuno. Menzione speciale per la conclusiva Knights of Cydonia, epica e moderna allo stesso tempo, canzone dalla grande maturità stilistica, con i Muse che giocano con riff hard rock, suoni freddi e spaziali e break corali.





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