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22 novembre 2006

THOMAS MANN - I Buddenbrook (1901)


Scritto nel 1901, I Buddenbrook è il primo romanzo di Thomas Mann, ed anche il migliore. Caposaldo della letteratura di fine Ottocento/inizio Novecento, esprime, attraverso la cronaca della decadenza della famiglia borghese dei Buddenbrook, il cambiamento, sia sociale che soprattutto di mentalità, che il nuovo secolo porta con sè. La borghesia tedesca è in declino, nuovi classi emergono, si assiste ad un crollo di valori e di convinzioni, l'industrializzazione avanza, causando una trasformazione della struttura sociale, e nei Buddenbrook si ritrovano quelle angosce e quei dubbi che sono figli del periodo storico. Dalla fondazione della ditta Buddenbrook, a metà del '700 ad opera del capostipite Johann senior, al 1835, data di apertura del romanzo, molte cose sono cambiate. Il figlio Jean ha preso le redini della ditta ma, sebbene il suo comportamento in ambito affaristico sia simile a quello del padre, la sua convinzione non è altrettanto forte. Dubbi iniziano ad insinuarsi riguardo all'eticità del suo operato, le convinzioni del padre iniziano a venire meno in lui, profondamente religioso. Nel nipote di Johann, Thomas, la disgregazione dei valori settecento-ottocenteschi è ormai completata: Thomas è una persona profondamente insicura, che assiste al declino della ditta senza avere la forza mentale e la convinzione necessaria per imprimere una svolta. In lui i valori posseduti dal nonno sono totalmente scomparsi. Quello che è rimasto è la paura nei confronti di un mondo che percepisce come ostile, stretto com'è tra dei valori familiari che non sente più suoi ed una società che, nel suo cambiamento, sta tagliando fuori la sua classe sociale. Trova solo un ingannevole conforto in un contegno che tenta compulsivamente di dare a sè stesso e alla sua famiglia, e in una ossessiva salvaguardia della sua dignità borghese, nonostante il declino economico. E' comunque un personaggio profondamente infelice, interiormente turbato ed in un certo senso attratto e respinto allo stesso modo dall'idea della morte e dell'annientamento, di cui evidentemente è specchio la decadenza e la fine ultima della ditta familiare. Il figlio Hanno rappresenta l'esasperazione dei dubbi di Thomas, portati al massimo livello  e diventati ormai così forti e permeanti da rendere impossibile una vita normale. Hanno si trova stretto tra l'amore per la morte e quello per la musica, in un totale distacco dalla realtà che alla fine lo porterà ad una morte prematura. Una introspezione accentuata ed una forma di alienazione dalla realtà sono sentimenti provati da tutti i membri della famiglia Buddenbrook, sentimenti nei confronti dei quali ognuno ha una posizione personale, figlia anche delle certezze (o incertezze) dell'epoca storica di riferimento. In Johann è salda la fiducia in un ordine sociale solido, come era quello di metà Settecento, e il suo approccio risulta infatti privo dei dubbi che affliggeranno i suoi discendenti. Jean cerca conforto nella religione, Thomas nella ossessiva ricerca del contegno, di una sicurezza di facciata da opporre allo sfaldamento dei suoi valori personali interiori e della società intorno a lui. Hanno invece non riesce ad opporre alcun tipo di resistenza, e infatti perisce.
La scrittura di Mann è come al solito estremamente efficace, c'è una cura tutta ottocentesca nelle descrizioni, nel tratteggiare i tormenti interiori dei Buddenbrook, nel raccontare, attraverso i cambiamenti all'interno di una famiglia, gli sconvolgimenti di un'epoca. Un'opera che viene ovviamente considerata un capolavoro, sia per le sue qualità più puramente letterarie che per la sua capacità di offrirci una visuale interna di un fenomeno di trasformazione sociale rimarchevole come quello di inizio Novecento.

Indice di indimenticabilità: 1




permalink | inviato da il 22/11/2006 alle 12:32 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa


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