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2 dicembre 2006

DREAM THEATER - Metropolis pt.II: Scenes from a Memory (1999)



Scenes from a Memory, che idealmente completa la storica Metropolis pt.I di Images and Words, della quale vengono infatti richiamati spesso i temi sonori, è un concept album: il protagonista, Nicholas, inizia ad avere visioni di un passato che non è il suo, ne diventa ossessionato, si rende conto che non riuscirà a trovare più una pace interiore fino a quando non capirà a cosa si riferiscono. Si lancia quindi in una disperata indagine all'indietro nel tempo, fino a scoprire che la persona di cui sembra possedere i ricordi è una donna, Victoria, vissuta anni prima e morta in circostanze particolari che verranno rivelate nel corso dell'opera. I testi (e conseguentemente la musica) descrivono lo smarrimento che inizialmente prova il protagonista, vittima di ricordi a lui estranei, sentimento che muta poi in compartecipazione per le vicissitudini di cui fu vittima la donna, e che diventa infine pietà e genuino dolore per la sua morte prematura. Nel corso della sua ricerca il protagonista si rende conto di provare, anzi, di aver provato esattamente quello che ha provato la donna, in una sorta di comunione spirituale che riesce a spiegarsi in una sola maniera: reincarnazione - all that we learn this time (what we have been is what we are) is carried beyond this life. La storia è estremamente toccante e splendidamente raccontata, per quella che veramente si può definire una opera letteraria in musica.
L'arrivo del geniale Jordan Rudess in sostituzione di Derek Sherinian sembra fare miracoli rispetto alla precedente prova su disco, dal punto di vista compositivo; Rudess è certamente più vicino agli altri Theater quanto a gusti musicali e, lungi dal voler addossare a Sherinian tutte le colpe così come dal voler dare a Rudess più meriti di quanti abbia, vista tra l'altro la sua molto limitata partecipazione al processo compositivo di Metropolis pt.II, la presenza di un tastierista più dichiaratamente prog rock è probabilmente allo stesso momento causa ed effetto di un ritorno verso lidi musicali più consoni al quintetto da Berklee.
La prima traccia, Regression, è di introduzione: il protagonista viene ipnotizzato in modo da ricordare la sua vita precedente, e le parole dell'ipnotizzatore sfumano in un bellissimo mini-pezzo acustico, con la voce di LaBrie a trasmettere emozioni eterne - my subconscious mind starts spinning through time, to rejoin the past once again... and as I draw near, the scene becomes clear, like watching my life on a screen... Hello Victoria, so glad to see you, my friend.
La successiva Overture 1928 introduce i temi musicali che verranno poi dipanati e approfonditi nel corso dell'album: è uno di quei pezzi che sono il trademark del Teatro dei Sogni: tecnicissimo, elaborato, emozionante. Il pezzo confluisce in Strange Deja-Vu, in cui il protagonista racconta delle sue sensazioni mentre si immerge nella vita della donna, ricordandone e rivivendone i momenti salienti della vita. La canzone è un susseguirsi di ricordi della vita di Victoria e di pensieri di un Nicholas che non riesce a spiegarsi cosa gli stia succedendo, fino alla realizzazione finale - all that I take with me is all you've left behind, we're sharing one eternity, living in two minds, linked by an endless thread, impossible to break.
Da qui in poi si vedrà Nicholas muoversi nel suo tempo alla ricerca della verità mentre i ricordi di Victoria, che si affacciano a poco a poco nella sua mente, si fanno sempre più pressanti ed estesi, aggiungendo nuovi pezzi al puzzle fino a delinearne l'inevitabile finale, che qui non riveliamo - ...but remember that death is not the end, but only a transition.
Inutile dire che musicalmente l'album è di altissimo livello. Non ci sono cali di tensione di nessun tipo, ogni canzone è splendida e perfettamente adeguata alla storia e al contesto musicale che la precede e la segue. L'intero album è un corpo unico, praticamente una unica lunghissima suite, tra richiami alla prima Metropolis, parti che si rincorrono e si ripetono ora uguali ora diverse, in una armonia senza precedenti. Inutile anche aggiungere che il livello tecnico è come sempre entusiasmante, e chiunque abbia visto uno spartito di una qualsiasi canzone dei Dream Theater sa di cosa sto parlando. I cinque, e soprattutto Portnoy, non sono di questo mondo, ma questo effettivamente si sapeva già.
Esiste anche un dvd, dal non troppo fantasioso titolo di Metropolis 2000: Scenes from New York, in cui i nostri suonano tutto d'un fiato e dal vivo l'intero cd. Anche in questo caso pare perfino inutile consigliarne l'acquisto ad occhi chiusi. I cinque-diecimila fortunati che erano con me al Forum di Assago ad assistere alla data italiana dello stesso tour condivideranno.
Concludendo, Scenes from a Memory, tra l'altro grande successo commerciale che ha portato i Theater ai primi posti in classifica persino in quel regno della canzonetta che è l'Italia, è un album pretenzioso ma che dà esattamente quello che promette, it delivers, per dirla alla americana: ha l'incedere e la presunzione del grande capolavoro, ed effettivamente lo è. Ascoltatelo con la dovuta pazienza e non ve ne pentirete.






permalink | inviato da il 2/12/2006 alle 1:4 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (12) | Versione per la stampa


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