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DREDG - Catch Without Arms (2005)



La band di San Francisco arriva al terzo cd, che segna una sensibile evoluzione nel loro sound. Il loro primo lavoro, Leitmotif, è dichiaratamente progressive, un progressive più in stile Psychotic Waltz che Watchtower o Dream Theater, per intenderci, dai suoni non troppo pesanti ma dalla complessità compositiva elevata e permeato da un grande gusto per la melodia. La voce di Gavin Hayes funge da collante tra ritmiche involute e tempi dispari, incastonata in un sound che attinge un po' dal mondo hardcore, un po' da certe ritmiche mediorientaleggianti, con più di una spruzzata di jazz e una abbondante dose di psichedelia anni 70. Il successivo El Cielo è ancora un album che sfugge alle catalogazioni ma che risulta più accessibile del precedente, in virtù di una maggiore linearità compositiva e di una maggiore aderenza alla forma-canzone tradizionale. La voce di Hayes e il suo particolare modo di cantare acquistano maggiore importanza e le parti più strettamente strumentali diminuiscono in durata.

Con questo Catch Without Arms la trasformazione, sempre nei limiti di un trademark sonoro ormai ben definito, è completata. Le contorsioni compositive sono in gran parte lasciate alle spalle, le canzoni diventano piccole gemme strabordanti personalità e originalità, illuminate dalla superba prestazione canora di Hayes che contribuisce, con il suo cantare etereo, a creare una atmosfera quasi celestiale, sognante, metafisica. E' evidente l'influenza, per quanto riguarda cantato e linee vocali, di Buddy Lackey dei mai troppo rimpianti Psychotic Waltz, non a caso originari della vicina San Diego. Lo stile di Hayes, peraltro comunque molto personale, richiama alla mente in più di una occasione il geniale singer Psicotico e, vista l'eccezionale caratura del richiamo in questione, non può che essere un complimento.

Alla cura tipicamente prog che la band mette nel creare, suono su suono, canzoni ricche di sfaccettature, si affianca in questo album una attenzione quasi pop per la semplicità e le melodie catchy. Sorprendentemente, proprio ora che la loro proposta musicale si è semplificata, risulta ancora più difficile inquadrarla. Semplicemente, non c'è nessuno che oggi suoni come i Dredg. Catch Without Arms è un cd di facile assimilazione e presa istantanea, ma che riesce a regalare emozioni ad ogni nuovo ascolto, ed ogni nuovo ascolto permette di scoprire nuovi elementi della trama musicale intessuta dai Dredg, all'apparenza semplice ma dalla grandissima classe e profondità. Continuano ad affiorare qua e là elementi psichedelici e passaggi jazz, così come c'è spazio per qualche pezzo più aggressivo, ma sono tutte influenze ormai pienamente assimilate dalla band, che le ha interiorizzate al meglio e che si muove con la sicurezza di chi conosce alla perfezione la strada da percorrere.
L'iniziale Ode to the Sun e il singolo Bug Eyes entrano in testa per non uscirne più, e non stancano neanche dopo infiniti ascolti. Sang Real è emozionantemente splendida, ma ogni traccia è eccellente. La migliore? A turno, tutte.

Solidissimi anche dal vivo, dove si dimostrano dotati di grande presenza scenica e originalità. Il loro sound si fa più pesante e la componente psichedelica, peraltro quasi scomparsa nell'ultimo album, ritorna preponderante, ma è uno show godibilissimo dall'inizio alla fine. Perfetta l'esecuzione tecnica.

Miglior uscita discografica del 2005. Così si suona solo in paradiso.


Pubblicato il 22/11/2006 alle 17.49 nella rubrica Musica.

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