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FEDERICO BUFFA - Black Jesus - the anthology (2002)




<<Coach Dave Arsenault: "(...) Poi sono diventato allenatore. Ho studiato il regolamento FIBA e con la storia dei 30 secondi ho pensato che fosse possibile un solo ribaltamento di lato per azione (...) Poi quando hanno portato il limite a 35 secondi anche qui ho elaborato "il Sistema". Questi sono i sacramenti per vincere una partita: 1) la mia squadra deve prendere almeno 94 tiri a partita, di cui la metà devono essere delle triple. 2) i nostri avversari devono perdere almeno 32 palloni. 3) dobbiamo prendere almeno 30 tiri più di loro. 4) dobbiamo segnare in occasione di almeno un terzo dei nostri errori (...) 5) l'ideale nostra situazione è a -10 a dieci minuti dalla fine."
Scientifico. A costo di apparire blasfemo, premesso che mentre annotavo sul taccuino non sempre la penna scorreva senza balzi, direi che la caduta dell'asino sulla via di Damasco di Saul, meglio noto come Paolo di Tarso (poi addirittura popolarissimo come S.Paolo), è il solo episodio che mi sovvenga abbia prodotto un effetto più profondo su mente umana, rispetto al giorno in cui coach Arsenault studiò il regolamento FIBA>>

Imprescindibile per chiunque ami il basket a stelle e strisce, Black Jesus è una lettura che risulta gradevolissima anche per chi sia semplicemente interessato ad approfondire certi aspetti della cultura americana. Il basket in America, sia a livello professionistico che amatoriale, è infatti più di un semplice sport, è uno stile di vita con delle sue regole ben definite, saldamente legate ad un codice della strada tanto anacronistico quanto reale; un mondo dove si vive o si muore per mantenere la propria reputazione, un mondo dove il testosterone si misura a chilate e dove la personalità e l'ego (che infatti è spesso e volentieri smisurato, in quelli che "ce l'hanno fatta") contano almeno quanto le qualità tecniche.
Federico Buffa, forte della sua esperienza di vita negli USA e della sua conoscenza diretta del mondo NBA ma non solo, ci introduce in una realtà per noi italiani assolutamente aliena, tratteggiando ritratti sempre interessanti di un buon numero di personaggi più o meno fondamentali del basket americano, dalle stelle più affermate della lega professionistica ai miti delle high school, con una attenzione particolare per le storie meno conosciute e sempre con il suo stile vivissimo e infarcito di slang e iperboli, per una maniera di scrivere tipicamente americana. Vi abituerete a sentir chiamare "pino" la panchina e "presidenti spirati" i dollari, tanto per citare due esempi, in un tentativo, peraltro riuscitissimo, di trasmettere in italiano l'incredibile vivacità della lingua "da strada" americana, ancor più fondamentale perchè un certo slang cestistico, e si ritorna all'aspetto culturale, è l'unica lingua accettata nei playground, che sono poi i luoghi in cui si formano il 90% dei giocatori professionisti.
Buffa ci guida per mano attraverso una serie interminabile di aneddoti a volte incredibili a volte grotteschi, vissuti in prima persona, in cui la surrealità (ai nostri occhi) di certe situazioni si mischia con l'assoluta nonchalance con la quale queste stesse situazioni vengono vissute dai protagonisti, tracciando nel contempo un ritratto fedele della America di provincia e delle periferie degradate delle metropoli, luoghi in cui la palla a spicchi diventa elemento centrale e attorno alla quale si intrecciano indissolubilmente storie di vita e spezzoni di esistenze, delle quali vengono descritti i momenti di gloria (cestistica) e gli epiloghi (reali) spesso tragici. Il libro trasuda passione per il basket ma anche amore verso una americanità che a volte stupisce per la sua ingenuità, a volte atterrisce per il suo degrado, ma sempre colpisce per la peculiarità dei personaggi, in una realtà che risulta spesso e volentieri molto lontana dal concetto di American Dream.
Black Jesus è sì un libro di storie di sport ma Buffa scrive così bene, e l'America descritta è così affascinante, che non si può non concedergli la dignità di Libro vero e proprio, e non si può che consigliarne la lettura a chiunque.





Pubblicato il 6/12/2006 alle 12.25 nella rubrica Libri.

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