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MARILLION - Brave (1994)



Vera e propria icona del progressive, il quintetto inglese ha avuto una influenza enorme su tutta la musica rock, così come enorme ne fu la popolarità a livello mondiale durante gli anni '80. Per rendere l'idea dell'impatto anche culturale che i Marillion ebbero su di una intera decade può essere utile riportare come, all'indomani dell'uscita di Misplaced Childhood nel 1985, in Inghilterra e negli USA si sia registrato un boom di battesimi a nome Kayleigh, dal fortunatissimo singolo traino dell'album.

Fautori di un sound immediatamente riconoscibile, ricercato e raffinato, patinato, i Marillion dimostrarono fin dagli inizi di aver imparato la lezione di fine anni Settanta, impartita al genere prog (e più in generale a tutta la musica) dal movimento punk: niente più tecnicismi esasperati e contorsionismi compositivi, più spazio alla melodia e all'immediatezza. Questo non impedì ai Marillion di confezionare comunque canzoni articolate, indubbiamente progressive nella struttura e nella continua ricerca di nuove forme, ma consentì anche loro di non perdere mai di vista la musicalità e l'orecchiabilità.

La carriera dei britannici viene generalmente divisa in due tronconi: l'era Fish e l'era post-Fish (con una implicita mancanza di considerazione per l'ottimo Steve Hogarth che del grande Fish è stato il sostituto). Mentre della prima si fa a gara a vantare la qualità di lavori come Script for a jester's tear e Fugazi e l'alto valore artistico ed emozionale della figura del frontman Fish, si è invece spesso guardato alla seconda con una sorta di sufficienza, come se, con la dipartita di un membro carismatico come Derek Dick detto Fish, fosse inevitabile per la band imboccare il triste viale del tramonto. La verità è che, sebbene si sia probabilmente perso qualcosa in originalità e anche in genialità "pura", il nuovo corso (per modo di dire, visto che dura ormai da venti anni) dei Marillion è tutt'altro che un tramonto. La band del post-Fish, tolto l'inevitabile periodo di assestamento, suona più equilibrata e, se possibile, perfino più matura. Lungi dal voler qui proporre un confronto tra i due periodi, ci si limita ad affermare l'estrema validità delle opere forse meno note dei Marillion, come questo Brave del 1994. Qui l'ispirazione è quella dei tempi d’oro e il risultato è un concept album maturo e complesso, delicato ed emozionante; un album senza tempo e fuori dalle mode, dove una grandissima musica si fonde con una storia toccante, raccontata splendidamente da testi la cui bellezza e profondità non possono lasciare indifferenti. Le sonorità segnano una virata rock rispetto ai due lavori precedenti, i primi con Hogarth, più pop-oriented, e le composizioni si fanno più ariose e sinfoniche, sebbene il prog di inizi anni '80 sia ormai alle spalle. Brave è un album dalla immensa carica emotiva, che cresce lento per poi esplodere in tutta la sua bellezza. Con un senso di understatement tutto britannico, i Marillion producono qui un capolavoro che non fa rumore, che si fa amare senza farsene accorgere, quasi in punta di piedi. E’ davvero un lavoro che tocca dentro, per lasciare un segno che il tempo non cancella. The great escape, la title-track, Alone again in the lap of luxury, la ipnotica intro Bridge… i momenti memorabili non si contano, ma è ovvio che l’album vada preso nella sua interezza, visto anche che le tracce sono mixate le une con le altre a formare un unico corpo.

Se volete della musica che non sia solo intrattenimento per le orecchie ma anche per l’anima, avete trovato quello che fa per voi. Brave è uno scrigno di emozioni che aspetta solo di essere aperto. Attenzione però, i Marillion non hanno mai suonato così adult-oriented e questo album pretende maturità da parte dell’ascoltatore così come una buona dose del suo tempo, per farsi apprezzare fino in fondo. Il consiglio però è di investire su Brave. Ne vale indubbiamente la pena.


Pubblicato il 14/12/2006 alle 0.3 nella rubrica Musica.

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