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STEPHEN KING - La storia di Lisey (2006)



Stephen King è indubbiamente da considerare uno dei più grandi scrittori contemporanei. Il "re del brivido" ha da tempo cambiato registro e l'horror degli inizi ha lasciato spazio a storie intimiste, costruite intorno a personaggi splendidamente delineati e credibili. Nessun altro autore è capace di descrivere in maniera così sorprendentemente viva le piccole cose, la normalità, la vita ordinaria, i rapporti interpersonali, i processi di pensiero di persone comuni. La sua innata capacità di comprensione e descrizione della psiche umana, insieme ad una maniera di scrivere estremamente vivace e "down to earth", crea personaggi dalla profondità e complessità notevole, che ricevono da King il dono di una vita propria, perchè è impossibile considerare la Lisey di questo libro, per citarne uno, un parto dell'immaginazione. Lisey esiste, e continua ad esistere anche una volta chiuso il libro.
Ovviamente, oltre a personaggi credibili e scrittura scorrevole, non può essere trascurata l'eccezionale fantasia di King nell'inventare storie sempre in bilico tra realtà e assurdo, ed anche in questo ambito tutto risulta estremamente naturale, come se ogni cosa fosse una logica conseguenza della precedente, anche quando si scivola a folle velocità nell'impossibile. King è infatti un eccellente descrittore della normalità e da sempre i suoi sono libri che parlano delle persone e delle loro reazioni normali alle anormalità con cui vengono a contatto, e non resoconti di avvenimenti ai confini della realtà. Anche nei suoi primi lavori, quando le tematiche affrontate erano molto più a tinte fosche, i personaggi di King sono sempre rimasti ancorati alla realtà, ed è sempre intorno a loro che viene costruita la storia. Gli eventi irrazionali sono un contorno, costituiscono l'ambientazione in cui le persone si muovono, e King è più interessato alla psiche dei suoi personaggi che alla quantità di sangue versato. Personalmente ho infatti sempre faticato ad etichettare uno scrittore del calibro e della profondità di King come horror. Nei suoi libri c'era, e a maggior ragione c'è adesso che da quel genere si è allontanato, molto di più.
La storia di Lisey è uno dei lavori più validi tra gli ultimi del ragazzo (King resta sempre un ragazzo, nonostante l'età) del Maine; già si è accennato dello splendido realismo di Lisey, resta da riportare la meravigliosa vivacità del lessico utilizzato da King, che se spesso è ricorso all'utilizzo di termini inventati per conferire personalità ai suoi protagonisti, raramente lo ha fatto con tale abilità. Il risultato è forcutamente (per usare un Kinghismo) efficace: questo è un libro che non si legge ma si ascolta parlare. Purtroppo non sono riuscito a mettere le mani sulla versione in lingua originale e mi sono dovuto accontentare della traduzione in italiano che, seppur buona, toglie immancabilmente qualcosa alla straordinaria abilità di paroliere di King.
E' inutile soffermarsi sulla trama, peraltro misteriosa come sempre e estremamente coinvolgente: è l'affresco nella sua totalità che fa il capolavoro. I tempi dei grandi lavori maestosi e apocalittici alla It e L'ombra dello scorpione sono passati; qui siamo quasi al minimalismo, ma l'efficacia è rimasta la stessa.
Chi ama King avrà già divorato il libro, chi lo ha sempre guardato con superiore distacco fa ancora in tempo a pentirsi e ad avvicinarsi, attraverso uno dei suoi lavori più maturi, ad un Grande della Letteratura contemporanea.
Ma mi raccomando, non chiamate la cosa con l'infinito fianco variolato...


Pubblicato il 29/12/2006 alle 19.30 nella rubrica Libri.

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