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MARILLION - Anoraknophobia (2001)




I Marillion sono un gruppo particolare nell'attuale panorama musicale. Dotati di un talento straordinario e di una classe compositiva di primissimo livello, vivono però da anni ai margini dell'industria musicale, che tende ad ignorarli almeno quanto il quintetto inglese ignora quella piaggeria di fondo che permea il panorama discografico e tutto quello che ad esso gira intorno. Ulteriore conferma di questo atteggiamento, così poco commerciale da sfiorare l'autolesionismo, sono le note di accompagnamento per la stampa di questo album, che avvertivano, con tono vagamente spocchioso, di recensirlo senza utilizzare una serie di parole-stereotipo, tra le quali "Genesis", "progressive rock" e "dinosauri", concludendo con la chiosa "vi sbagliate completamente riguardo ai Marillion". Non proprio la mossa migliore per accattivarsi le simpatie dei giornalisti.
Nonostante tutto ciò, la band nel corso degli anni ha saputo conquistarsi un seguito nutrito e fedelissimo, a tal punto che più di 12.000 fan hanno contribuito direttamente a finanziare la produzione di questo album acquistando in bianco Anoraknophobia addirittura mesi prima dell'inizio delle effettive registrazioni.

Venendo alla musica, inutile dire che la qualità è elevata come al solito, così come invariata è la formula di base, costituita da strumentismo elaborato ma mai invadente, atmosfere ricercate e testi ispirati. E' da anni ormai che è effettivamente difficile definire progressive il sound dei Marillion, perlomeno non secondo i canoni standard del genere, e questo è ancora più vero nel caso di questo album. Semmai la categoria più adatta è quella più generica di rock, a tratti addirittura pop per la leggerezza e l'immediatezza di certe melodie. Ad essere progressive però è la voglia di sperimentare, di cambiare, di racchiudere influenze disparate, cosa che rende difficile interpretare la direzione musicale intrapresa dalla band. Il risultato è vicino a Peter Gabriel e al suo gusto per la melodia di classe almeno quanto lo è alle atmosfere dub dei Massive Attack.

Le canzoni, pur se mediamente lunghe, risultano più catchy e immediate rispetto ai due più concettuali album precedenti e nel complesso non si rilevano cadute di tono, il livello resta eccelso dall'inizio alla fine come forse non accadeva dai tempi di Brave. Dal rock della diretta opener Between you and me alla elaborata Quartz con il suo testo intrigante, dalle melodie pop di Map of the world, la meno progressive del lotto, alle splendide Separated Out e This is the 21st century, Anoraknophobia non tradisce mai. L'eccellente produzione esalta le qualità di un sound ricercato, che ha nella coralità dell'esecuzione e nell'uniformità il suo punto di forza, con nessun elemento del suo ricco intreccio musicale a risultare ridondante o fuori luogo.

In breve, Anoraknophobia è l'ennesima conferma delle molte doti dei Marillion, band atipica e fuori dal coro. Pur essendo difficile indicare un singolo album in una discografia ricca di ottimi episodi come quella degli inglesi, Anoraknophobia riesce nell'arduo compito di spiccare come primus inter pares al fianco di veri e propri capolavori come Brave, Marbles o Misplaced Childhood

Pubblicato il 24/4/2008 alle 16.35 nella rubrica Musica.

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