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TOOL - Lateralus (2001)




Cosa dire dei Tool... Concettuali, progressivi, complessi, moderni, geniali; ma anche pesanti, psicotici, angoscianti, contorti, involuti.
Di difficilissima assimilazione, a cominciare dagli enigmatici artwork, integrazione non trascurabile del messaggio musicale, e proseguendo con i video, estremamente curati e indiscutibilmente folli, gli album dei Tool, più che normali composizioni musicali, sono vere e proprie installazioni di arte moderna, esperienze sonore a più strati che si prestano a molte interpretazioni e a vari livelli di approfondimento.
Lateralus non fa eccezione. La complessità concettuale di questo album è sconcertante, basti accennare che l'album è permeato da una logica matematica - la cosiddetta geometria sacra, di cui il batterista Danny Carey è un appassionato - e nasconde, per chi ha la voglia e la pazienza di seguirne le contorsioni, conclusioni filosofiche non propriamente banali. Come esempio di questo legame tra matematica e musica citiamo l'utilizzo, nella title-track, della famosa serie di Fibonacci, in cui ogni elemento è pari alla somma  dei due precedenti, come schema di base per la batteria, con Corey che riproduce la serie fino al numero 13 per poi ricominciare da capo,  e per il testo - Black (1) Then (1) White are (2) All I see (3) in my infancy (5) Red and yellow then came to be (8) Reachin out to me (5) Lets me see (3).
A partire da questo e altri indizi e seguendo un ragionamento logico-matematico troppo complesso per essere qui riportato, alcuni fan sono arrivati a riposizionare le canzoni dell'album secondo un ordine diverso, che effettivamente sembra avere molto più senso, sia musicalmente che liricalmente - provare per credere, programmando il lettore secondo questo nuovo elenco: 6,7,5,8,4,9,3,10,2,11,1,12,13.

Lasciando ad ognuno la scelta di se continuare o meno nell'approfondimento del messaggio che i Tool hanno voluto nascondere in Lateralus e volendoci soffermare esclusivamente sull'aspetto musicale, questa opera riesce a stupire per la sua complessità anche sotto questo punto di vista. Canzoni lunghe e cupe, atmosfere dilatate ai limiti dello stoner (la title-track), tempi non comuni e a tratti assurdi (il 5/4 di the Grudge o il caos ordinato di Schism, che varia dai 12/8 ai 5/4 passando per qualsiasi altro tempo dispari o composto), dissonanze, interferenze sonore ai limiti del noise e su tutto il cantato disturbato e angosciante di un Keenan in forma straordinaria. Il sound è di una pesantezza estrema, non tanto e non solo a causa di una sezione ritmica a tratti tellurica, come in Ticks & Leeches o the Grudge, ma più in generale per l'aria che si respira lungo tutti gli 80 minuti dell'album, in cui rabbia, disperazione e alienazione si rincorrono prendendo allo stomaco l'ascoltatore, con la soffusa Reflection perfetto esempio di come si possa essere heavy anche senza pestare duro. Come molte altre grandi opere, non necessariamente solo musicali, la forza di Lateralus è nella sua capacità di disturbare, di trasmettere sensazioni nel basso ventre. L'ascolto completo dell'album è a tratti opprimente, ma lo scopo dell'Arte è nel comunicare efficacemente il messaggio che ci si è prefissati, e i Tool ci riescono benissimo.
Non mancano comunque momenti di più immediata presa, come la già citata opener the Grudge e i due singoli Schism e Parabola, canzoni eccellenti e che si imprimono rapidamente nella memoria, ma Lateralus è più che mai un album che necessita di essere considerato nella sua interezza per rivelare il suo incredibile valore. La parola capolavoro viene spesso abusata ma in questo caso è più che mai adatta.

Difficile paragonare i Tool ad altre band. Vengono in mente la lucida follia dei King Crimson, peraltro distantissimi quanto a sonorità, la complessità compositiva unita al ritmo cadenzato degli Opeth e il caos tempistico dei "matematici" del death metal Meshuggah, e poco altro. Senza dubbio i Tool sono una delle band più originali e complesse in circolazione. Contrariamente a quanto il loro vasto successo in termini di vendite potrebbe far pensare, apprezzarli fino in fondo richiede infatti tempo, voglia e pazienza.  Inutile dire che investire nei Tool è ampiamente consigliato.

Pubblicato il 1/5/2008 alle 18.22 nella rubrica Musica.

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