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QUEENSRYCHE - Hear in the now frontier (1997)



Sono dei Queensryche in pieno caos transizionale quelli di Hear in the now frontier. Spogliatisi di gran parte della complessità compositiva di matrice prog, ritrovato un sound più rock dopo l'escursione quasi pop di Promised Land, lo stile diventa qui più asciutto, diretto e ruvido e le canzoni si accorciano in durata. Chiari i riferimenti a quell'alternative rock quasi post-grunge che furoreggiava ai tempi, ma la band di Seattle non possiede nessuno dei difetti che il grunge elevò a virtù - limitate capacità tecniche e compositive, approccio depresso e deprimente - e il risultato è un album che non riesce ad essere credibile nè se inserito in un contesto più mainstream, nè ancora di più se valutato come il nuovo lavoro di una band di classe come i Queensryche. Persino Geoff Tate risulta autore di una prova vocale assolutamente mediocre, costretto com'è a muoversi in canzoni  dalla struttura piatta, che mortificano le sue immense qualità.
Nonostante tutto ciò, la classe e il talento dei 'ryche sono tali da riuscire a produrre qualcosa di buono anche in un contesto simile: l'opener Sign of the times è indubbiamente un pezzo più che discreto, al pari di Saved, e con Hero e soprattutto SpOOL si sentono echi dei Queensryche sperimentatori e progressive dei bei tempi. Non è probabilmente sufficiente a salvare l'album dalla mediocrità, ma in questo caso bisogna accontentarsi.

Pubblicato il 28/7/2008 alle 13.20 nella rubrica Musica.

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